Plandemia: il caso COVID-19

 


Alla luce di tutte le informazioni fin ora raccolte e pubblicate, vorrei soffermarmi sulla pandemia in corso che è stata caratterizzata da informazioni controverse soprattutto per quanto riguarda l'origine naturale o artificiale del virus Sars-Cov-2.
Non elencherò tutti i dati scientifici che dimostrano l'effettiva artificialità del patogeno
(per approfondire consultare i link: 
SCIENCE Alert), ho estrapolato le informazioni più semplici che ognuno di noi può comprendere.


Molte evidenze suggeriscono che il Sars-Cov-2 sia una chimera proveniente da un ceppo virale del pipistrello ancestrale RaTG13, in cui l'RBM (Receptor-Binding Motif) nella sua proteina S (Spike) è sostituito dall'RBM di un ceppo virale di pangolino MP789 (pangolin-2019).
(La proteina Spike di un virus consente al virus l'accesso alle cellule dell'ospite infettato)
Se, considerando quello che è accaduto e, come molti hanno affermato, il Sars-Cov-2 fosse frutto di una combinazione naturale, dovremmo pensare che il pipistrello e il pangolino si siano coalizzati per eliminare la specie umana, prendendo a prestito da un altro essere sconosciuto, molto probabilmente un essere umano, l'inserto di clivaggio furinico.
(La furina è un enzima appartenente alla classe delle idrolasi che permette il rilascio di proteine mature come l'albumina)
Questo tipo di ricerca, che utilizza ricombinanti chimerici, in virologia sperimentale pone già in origine un problema non solo di carattere etico ma anche di valutazione del rischio in termini di costi-beneficio nell'utilizzo della metodologia Gain of Function
(Riassumendo cos'è la metodologia Gain of Function: è una tecnologia di ingegneria genetica che manipola il genoma di virus presenti in natura con geni di virus diversi, allo scopo di creare nel virus una funzione nuova o potenziata).
Qual è il rischio di questo tipo di ricerche nei laboratori P3 e P4? Alto.
Qual è il guadagno dimostrabile e calcolabile? Nessuno 
La tecnologia del DNA ricombinante, indica la strategia seguita dall'Istituto di Virologia di Wuhan: sviluppare un programma di biologia sintetica - che ha ad oggetto virus ricombinanti chimerici disegnati in laboratorio- focalizzato su quattro elementi di patogenicità del virus:
1 la sua chiave di entrata;
2 l'affinità con il recettore specifico dell'ospite prescelto;
3 la sua capacità di replicarsi con l'aiuto della proteasi cellulari e di membrana dell'ospite;
4 il suo potere patogeno in termini di infettività e di virulenza.
Se questo tipo di ricerca sia compatibile con i principi della ricerca in generale, è questione che dovrebbe essere sottoposta a una verifica seria da parte di commissioni nazionali e internazionali, preposte a valutare tale aspetto dal punto di vista scientifico ed etico.
Il 21 aprile 2020 Dean Bengston sottolinea che: "Tutti gli articoli di riviste che valutano l'origine o l'epidemiologia di Sars-Cov-2, utilizzando la genomica del ceppo di pipistrello RaTG13, sono potenzialmente imperfetti e devono essere ritirati [...] Occorre considerare il fatto che l'origine di questo virus è stata occultata, non dicendo che il RaTG13 era già stato scoperto nel 2013 come un nuovo betacoronavirus legato alla SARS chiamato BtCoV/4991, cambiando semplicemente il nome da BtCoV/4991 a RaTG13, senza tra l'altro che fossero menzionate in alcun modo le precedenti ricerche" (l'articolo completo link)
Quindi il famoso RaTG13 è il RaBtCoV/4991 (KP876546), che la Shi Zeng-Li aveva scoperto nel 2013, ma del quale aveva parlato ufficialmente solo nel 2016.
La Shi Zeng-Li bleffa come un giocatore di poker.
RaTG13 e BtCoV/4991 sono stati isolati entrambi nel luglio 2013.
Sulla banca dati Genbank questi due virus sono così classificati:
- RaTG13 con numero di serie MN996532.
Sebbene sia stato isolato nel 2013, la sequenza completa viene inserita soltanto il 27 gennaio 2020.
- BtCoV/4991 con il numero di serie KP876546.
Viene sequenziato parzialmente nel 2016, ma la sequenza completa non è mai stata pubblicata.
Nel database nazionale di virologia cinese il 7 marzo 2020, viene inserito, con un collegamento al NIH GenBank, un codice che indica il RaTG13 e il BtCoV/4991 come equivalenti. 
(Vi riporto un articolo completo dal sito del NCBI [National Center for Biotechnology Information]  link)
Questo significa che la Cina, tenendo segreto questo fatto, sapeva sin dall'inizio che RaTG13 non era un coronavirus nuovo, ma un duplicato del BtCoV/4991.
Qual è la strategia che ha ispirato questa diversa classificazione?
Poniamo l'ipotesi che io voglia creare un ricombinante per finalità personali e non voglia farlo sapere agli altri, ad esempio ai miei colleghi americani con cui lavoro frequentemente.
Mi reco nelle caverne in Yunnan ed isolo un virus wild (naturale) del pipistrello a ferro di cavallo.
Creo poi un mirror bioinformatico (una copia esatta delle informazioni genetiche), in questo caso una doppia denominazione dello stesso virus, facendo due diverse registrazioni: una con un codice, fornendo una sequenza parziale del genoma; l'altra con un codice diverso, ma solo dopo aver creato il ricombinante con un virus del pangolino e altri interventi, e solo quando è scoppiata l'epidemia.
La strategia seguita è quella di non fare sapere a nessuno da dove arriva il backbone del virus (struttura molecolare generale che può essere utilizzata come matrice biologica o genetica), tanto meno che esso sia il risultato di una manipolazione di laboratorio. 
Il virus è classificato e registrato come naturale e nessuno può dire che il backbone è stato usato per fare una ricombinazione.
Questo mi permette di  creare eventualmente altri ricombinanti, giustificandoli come mutazioni naturali post-epidemiche.
La strategia attraverso la quale vengono create le armi biologiche virali chimeriche e ricombinanti prevede due requisiti:
1- realizzare un design biogenetico che possa essere totalmente compatibile con un design naturale, wild;
2- potenziare l'armamento del virus modificandone il backbone, giustificando questa operazione come una mutazione naturale accidentale, utilizzando come sorgente naturale un partner appartenente ad un'altra specie che è utile per questo scopo ( il virus del pangolino).
Nel caso del Covid-19 siamo evidentemente difronte ad una procedura perfetta che maschera la creazione di un virus chimerico ricombinante e che permette di fare altre manipolazioni fabbricando cloni di studio usando la tecnica del DNA ricombinante e quella del guadagno di funzione, perché ufficialmente il virus risulta essere di origine naturale. 
Ciò che è accaduto rende responsabili sia dal punto di vista morale ed etico, i ricercatori coinvolti che hanno mantenuto il silenzio di fronte alla pandemia, ma rende complice anche l'informazione mediatica e quella scientifica promossa da una parte consistente della ricerca internazionale, coinvolta nel lucroso affare delle tecniche di DNA ricombinante e delle strategie Gain of Function.
Tratto dal libro di Joseph Tritto "CINA COVID-19. La chimera che ha cambiato il mondo"
(Per approfondire rimando al link sottostante contenente i collegamenti ai post precedenti:
 
V.I.N.

 


Commenti

Post popolari in questo blog

Vademecum for dummies per gli anti-Draghi

Biolaboratori in Ucraina

PIANO NAZIONALE CONTRO LA TRATTA E IL GRAVE SFRUTTAMENTO DEGLI ESSERI UMANI